IL PALLONE FORATO: L’ECONOMIA DEL CALCIO, IL RUOLO NELLA SOCIETA’ E NELLA POLITICA, LE NUOVE SFIDE NELLO SCENARIO POST COVID19

Economia, calcio e covid 19: dove sta andando il calcio...

Alla vigilia della ripresa del Campionato, una ricerca di Rome Business School traccia una fotografia socio-economica del gioco più amato dagli italiani. Per il ritorno alla normalità di un settore che esprime il 12% del PIL del calcio mondiale e che nel 2020 ha già perso 4.5 miliardi si attenderà il 2025. In 5 anni prevista anche una contrazione media del valore dei salari dei calciatori del 14%, pari a 4.1 miliardi globali e per l’Italia circa 380 milioni l’anno.

Roma, settembre 2020 – Ha un giro di affari  di 28,4 miliardi di euro, la sua organizzazione di riferimento ha più membri delle Nazioni Unite, è sempre più protagonista del confronto geopolitico internazionale, il 12% del suo Pil mondiale viene prodotto nel nostro Paese dove offre lavoro a 40mila persone con un contributo fiscale di 1,2 miliardi. E’ stato messo a dura prova dalla pandemia con perdite che nel 2020 dovrebbero toccare i 4,5 miliardi di euro con un ritorno alla normalità atteso solo nel 2025. Parliamo del settore del calcio secondo l’identikit tracciata dalla ricerca della Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 nazioni e parte del network Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta.

Lo studio della Rome Business School ha voluto analizzare, anche attraverso la rivisitazione storica delle relazioni internazionali, il ruolo del calcio nel contesto geopolitico globale e le performance economiche dei principali club europei ed italiani, con particolare attenzione alle previsioni sulle perdite di un settore “in piena salute”, ma particolarmente colpito dalla crisi Covid-19, e sulle strategie e risvolti della ripresa.

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Dalla ricerca emerge innanzitutto come il calcio sia ormai a tutti gli effetti un protagonista del confronto geopolitico internazionale. La FIFA con 211 federazioni nazionali organizzate in 6 confederazioni continentali, possiede più membri delle Nazioni Unite (193). L’assegnazione deiMondiali di calcio incide sui sistemi economici e geostrategici delle nazioni, portando investimenti da capogiro o debiti a seconda delle funzionalità gestionali e politiche di ogni singolo paese.

Un modello economico relativamente stabile di fronte ad una crisi senza precedenti

Ma il calcio è soprattutto un importante attore economico-sociale. Negli ultimi 10 anni i fatturati dei principali top club mondiali ed europei sono aumentati vertiginosamente, a seguito di fusioni con grandi gruppi stranieri. Si è assistito dal 2010 ad oggi all’esplosione dei numeri di squadre come Paris Saint-Germain (+672% di ricavi) e Manchester City (+297%). La Uefa Champions League ha conquistato sempre più peso in termini di entrate, incassando oggi più di tutte le leghe, ad eccezione della Premier League, i ricavi dei tornei sono passati in 10 anni da 1,3 a 3,2 miliardi di euro (+150%), permettendo ai premi Champions di passare da 764 milioni nel 2009/10 a 2,04 miliardi nel 2019/20 (+166,9%) e a quelli dell’Europa League da 147 a 510 milioni (+246,9%). La Premier League inglese comanda la classifica con 5,9 miliardi di valore complessivo, mentre il calcio genera introiti per circa 4,7 miliardi. “big five”, ovvero i 5 campionati europei principali sono, in ordine di potere commerciale, quello inglese, tedesco, spagnolo, italiano e francese ed hanno prodotto un record fi € 15,6 miliardi nel 2017/18, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

In italia prodotto il 12% del PIL mondiale di settore che contribuisce per introiti fiscali con  1.2 miliardi di euro

Dall’analisi del Report della Rome Business School si evince come il calcio italiano sia in costante crescita, registrando a livello nazionale introiti per € 4,7 miliardi di euro (bilancio Figc) che equivale al 12% del Pil del calcio a livello mondiale e da lavoro a 40.000 persone. Questo genera 1,2 miliardi di euro di introiti per il fisco del bel paese dove quasi la metà dell’intera popolazione italiana – ben oltre 28 milioni di persone – si considera appassionata di questo sport. In totale, le cinque maggiori società italiane (Juventus, Inter, Roma, Milan e Napoli) valgono 1,5 miliardi di euro in ricavi al netto delle plusvalenze: da sole, cioè, incassano il 57,6% di tutta la Serie A, posizionandosi anche tra le prime 22 posizioni dei club europei di maggior valore. Significativo anche il peso economico dei diritti televisivi del calcio, che nelle 54 principali leghe professionistiche europee è passato da 2,8 a 20,1 miliardi di euro. Restando in Italia, inoltre, notiamo notevoli discrepanze tra la Serie A e le leghe minori. Se ci soffermiamo, ad esempio, sul caso regionale del Lazio, notiamo che il valore totale delle rose delle due protagoniste è rispettivamente di 355,15 milioni per i giallorossi e 304,80 milioni per i biancocelesti. Scendendo anche di una sola categoria notiamo differenze abissali con il valore totale del Frosinone (Serie B – 9,11 milioni, terza rosa della serie cadetta dopo Benevento ed Empoli). In serie C troviamo poi la Viterbese (2,60 milioni) e il Rieti (450 mila Euro); mentre in Serie D il Latina calcio (1.03 milioni).

Redazione - info@economiaalternativa.it

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