La concretezza che non c’è: a che punto siamo su energia e auto?

energia e auto, il punto

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La transizione verso un mondo più sostenibile può essere costosa se non governata e trasformata in un’opportunità.

L’industria automobilistica tedesca potrebbe perdere 400 mila posti di lavoro da qui al 2030 nella transizione verso motori elettrici. Già 50 mila sarebbero stati persi lo scorso anno nel settore. I provvedimenti anti smog di queste ultime settimane indicano in maniera chiara che nell’automotive anche noi saremo sottoposti a uno stress di trasformazione importante visto che ricaviamo il 5% circa del Pil dall’auto e dalla componentistica. La svolta è importante. Sono i numeri a dirlo. Per 38 milioni di veicoli a motore termico circolanti in Italia ce ne sono meno di 35 mila elettrici. McKinsey prevede che la componentistica per i motori a benzina e diesel vedrà contrarre il suo mercato a colpi del 7% annuo. La transizione verso un mondo più sostenibile può essere costosa se non governata e trasformata in un’opportunità. C’è la sufficiente consapevolezza di questo da parte di tutti gli attori? Sicuramente da parte delle imprese. Ma delle loro associazioni? E dei sindacati e del governo? Sembrano galleggiare da un’emergenza all’altra senza la capacità di stilare priorità.

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Si pensi, passando a un altro campo, alla gestione dei rifiuti. Come è possibile che in Europa l’unica capitale a non disporre di un termovalorizzatore sia Roma? È chiaro che la termovalorizzazione non è il punto d’arrivo di un’economia circolare, ma sicuramente lo è nella fase di transizione. Vuol dire non usare il gas in attesa di arrivare alla produzione totale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Certo, si dovrebbe affrontare il tema dei tempi. Del perché in Italia per l’autorizzazione di un termovalorizzatore siano necessari ben 7 anni. E si dovrebbe per questo intervenire sui processi che guidano la pubblica amministrazione, da quella periferica a quella centrale. Ci si dovrebbe scontrare con lobby, scardinare consuetudini, abitudini e posizioni di rendita. Si preferisce invece impegnarsi in battaglie ideologiche, buone ad alimentare duelli verbali e grandi dibattiti inconcludenti. Basti un esempio: a che punto siamo con il fondo salva-Stati?

fonte: corrieredellasera

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